domenica 16 dicembre 2012

IRISINA: l' ormone bruciagrassi ?!?



La mia risposta alla domanda deriva dalla convinzione che gli slogan in medicina diventano delle trappole, nel senso che possono minimizzare o enfatizzare eccessivamente un’informazione che ha la pretesa di essere scientifica.
Ma per parlare dell’ irisina ci si può rifare all’ articolo da me pubblicato nel 2009 e presente nelle news:” Non chiamiamolo solo grasso”.
Da tempo, quindi, è stato dimostrato dal gruppo del Prof. Cinti la possibilità di trasformazione degli adipociti bianchi in adipociti bruni (e viceversa),  attraverso lo stimolo termico del freddo (nel primo caso) con un processo chiamato di tranfdifferenziazione.
Dal punto di vista scientifico questa fu una notizia che aveva del sensazionale dal momento che si ammetteva la possibilità che una cellula matura adulta si potesse “trasformare” in un'altra cellula adulta. Gli studi che hanno condotto Shinya Yamanaka e JohnGurdon a conseguire il premio nobel per la medicina nel 2012, peraltro,  ci rassicurano sulla possibile validità di un’ ipotesi come questa. Ma la vera novità deriva dal fatto che nel 2012 è stata dimostrata l’ esistenza  di una miochina, che è stata chiamata irisina, che favorisce questa transdifferenziazione.
L’ irisina è un ormone stimolato dall’ esercizio fisico e la sua  scoperta apre nuovi scenari nello studio e nella cura dell’ obesità.
Pertanto, fuori luogo ed eccessivamente semplicistica appare le classificazione che distingue il tessuto adiposo bianco come cattivo e quello bruno come buono.
In realtà i bias (gli errori sistematici) sono almeno due.
Uno è semplicemente semantico: per consuetudine e sulla base di un retaggio storico gli adipociti vengono distinti in bianchi e bruni. In realtà le differenze morfologiche e funzionali sono così grandi che magari sarebbe stato più opportuno chiamarli in due modi diversi, per esempio adipociti bianchi i primi (per gli evidenti vacuoli di grasso che spostano il nucleo alla periferia) e in mitocondriociti i secondi per la dominanza dei mitocondri .
Il secondo bias deriva dalla stessa definizione di tessuto adiposo,  proprio perché anche le riflessioni sulla transfdifferenziazione e sulla localizzazione delle cellule nell’ organismo adulto ci ricordano come probabilmente sia più corretto parlare di sistema adiposo(analogamente al sistema immunitario e quello nervoso) che non di tessuto.
Può essere utile segnalare come, sperimentalmente, si è osservato che i topi che hanno una prolattina bassa mostrano un’ ottima sensibilità all’ irisina e noi sappiamo come i pazienti che sono affetti da sindrome metabolica hanno livelli elevati di quest’ ormonae (PRL).
E per quanto riguarda il legame tra attività fisica  e adipociti bruni può essere utile ricordare l’importanza di quelli localizzati nel muscolo. L’ attività fisica determina in questo distretto vasodilatazione e migliora l’ insulino-sensibilità, potendo anche attraverso questo meccanismo favorire il dimagramento.



lunedì 1 ottobre 2012

Metabolismo veloce / Metabolismo lento / Normo-ossidatori


Il termine metabolismo significa “cambiamento” (dal greco μεταβολή ) e questo ci indica come nel nostro organismo le reazioni chimiche avvengono in modo dinamico.
Bisogna differenziare il metabolismo basale, che individua la quantità di energia necessaria per far funzionare il nostro organismo a riposo, dal metabolismo intermedio che è un indicatore di come vengono utilizzati e degradati zuccheri, grassi e proteine.
Il metabolismo può essere distinto in catabolismo, che comporta la degradazione di molecole complesse in molecole più semplici e anabolismo che produce molecole complesse a partire da nutrienti più semplici.
L’alimentazione e l’attività fisica esercitano una azione su tutti questi processi che quindi è utile conoscere.
Uno dei pionieri della nutrizione ortomolecolare (dal greco othòs – giusto, equilibrato) il biochimico George Watson fu il primo a distinguere gli individui in iperossidatori, ipoossidatori e normoossidatori.
Iperossidatori sono persone  il cui metabolismo  e quindi i cambiamenti sono veloci: queste persone metabolizzano bene gli zuccheri, poco i grassi e meglio le proteine.
L’ iperossidatore ha un metabolismo veloce ed è quindi necessario inserire nella sua dieta sostanze a lenta combustione in modo da bilanciare l’eccessiva velocità con cui l’ organismo brucia l’ energia prodotta dagli alimenti. Sarà utile ridurre i carboidrati ed aumentare grassi e proteine per mantenere i livelli di energia costante. In questo caso il catabolismo tende a prevalere sull’ anabolismo e un adeguato livello di proteine preserverà dalla perdita eccessiva di massa magra (sarcopenia).
I grassi buoni (mono e polinsaturi) favoriranno una adeguata  scorta di energia nel tempo (utile in coloro i quali praticano sport di resistenza), rallenteranno la gluconeogenesi (sintesi di glucosio da precursori non glicidici)  che se eccessiva può favorire la sarcopenia e aiuteranno a frenare i picchi di iperglicemia o a stabilizzare l’ irregolarità glicemica di questi individui.
L’ iperossidatore è tale perché in lui le due ghiandole che determinano l’ accelerazione del metabolismo, tiroide e surrene, sono iperfunzionanti e l’ attività dei mitocondri e del ciclo di krebs è esuberante.
I sintomi che questa iper attività può comportare sono: alta temperatura corporea, scarsa sensibilità al freddo, ansietà, nervosismo, allergia, cute e capelli grassi, sudorazione eccessiva, allergie, ipertensione arteriosa, ipertiroidismo, iper surrealismo, gastrite e dispepsia, intolleranza ai glucidi o diabete. Scarsa
La caratteristiche mentali del metabolizzatore veloce comprendono estroversione, nervosismo, competizione e/o aggressività, potenziale o conclamata. Vi è dominanza del sistema nervoso ortosimpatico su quello parasimpatico.
Gli iperossidatori richiedono vitamine e  minerali che rallentino l’ iperattività della tiroide e del surrene.
Necessiterà di : Calcio, Magnesio, Zinco, Rame vitamina A, Vitamina B2, D3, inositolo, colina
Cibi sconsigliati
Caffè, the e sostanze stimolanti
Zucchero, dolci, bibite gassate
Cacao (concessa una piccola quantità di cioccolato fondente)
Stile alimentare eccessivamente ricco di carboidrati semplici
Alcolici
Cibi consigliati
Alimenti ricchi di calcio (latte e derivati, yogurt, insalata , molluschi)
Carne, pesce e uova
Oli e grassi: olio extravergine di oliva, burro, mandorle, nocciole, noci, arachidi
Gli zuccheri vanno ridotti o bilanciati perché il le conseguenze del loro eccesso determinerebbe stress surrenalico e tiroideo e questo spesso contrasta con l’ appetenza e il desiderio dell’ iperossidatore che proprio perchè brucia velocemente tende a ricercare gli zuccheri semplici che portano energia immediata ma scatenano anche il circolo vizioso della “fame” di zuccheri.
Sarà utile quindi usare alimenti a basso indice e carico glicemico e “rallentare” l’ assorbimento degli zuccheri con appropriate associazioni alimentari. Da segnalare come un eccessivo utilizzo di cereali integrali per il loro contento in acido fitico può diminuire l’ assorbimento di calcio e magnesio che in queste persone sono minerali preziosissimi..
Metabolizzatore lento o ipossidatore:
E’un quadro in cui l’ organismo metabolizza il nutrimento assimilato in modo più lento di quello ideale. Spesso è una condizione associata ad ipoattività tiroidea e surrenale. Vi è una dominanza del sistema nervoso parasimpatico su quello ortosimpatico. E’ sconsigliato utilizzare alla sera un primo piatto a base carboidrati, frutta particolarmente “zuccherina” o dolci.
I sintomi associati comuni comprendono:
bassa temperatura corporea, affaticamento, stipsi, depressione, arteriosclerosi, accumulo di metalli tossici, diabete senile, ipotiroidismo, ipotensione, iposurrenalismo, ipoglicemia, lupus, sindrome premestruale, artrosi, osteoporosi. L’ ipossidatore è stanco e afflitto da  demotivazione psicologica.
Sono da raccomandare vitamine e minerali che migliorano al funzione tiroidea e surrenalica.
Sono persone che è possibile abbiano problemi di sovrappeso od obesità per la loro scarsa capacità di ossidazione degli alimenti. La scarsa funzione tiroidea sarà evidenziata dalla bassa temperatura corporea al mattino misurata a livello ascellare (< 36.4 °C), mani e piedi freddi, costipazione; dal punto di vista mentale prevarranno l’ introversione e un tono dell’ umore piuttosto deflesso, scarsità di energia. I bassi livelli di cortisolo alla mattina e la tiroide che stenta ad entrare in gioco giustificheranno la stanchezza mattutina e tempi allungati per scendere dal letto per affrontare la giornata. E a proposito di stress l’ ipoossidatore si protegge tendendo ad aggirare gli ostacoli più che ad affrontarli. Incapacità ad affrontare situazioni difficili e stressanti.
Andranno assolutamente ridotti i prodotti caseari, ricchi di calcio. Bisognerà non eccedere nei prodotti ricchi di soia, che potranno rallentare la funzionalità tiroidea. Saranno utilizzati carboidrati a basso indice glicemico, cereali integrali e frutta fresca (preferibilmente con una buona quota di iodio).
L’ ipoossidatore necessiterà di: Vitamine: iodio, manganese,  potassio, zinco,  ferro, selenio e rame, magnesio A, betacarotene, vita B1, Vit B6, vitamina E, Vitamina C, acido folico, bioflavonoidi, niacina, TIROSINA, EPA/DHA, GLA
Sostanze stimolanti come cola, guaranà etc. o piante adattogene come eleuterococco, liquirizia, ginseng, schisandra.e stimolanti il sistema immunitario come le  proteine del timo
Cibi sconsigliati
Latte e derivati
Salumi tutti
Cereali ( riduzione soprattutto alla sera)
Farina bianca e derivati
Soia e derivati
Cibi consigliati
Pesce ricco di iodio: crostacei, merluzzo, sogliola, , pesce persico,
Frutta: fragole, pere, ananas, melone, frutti di bosco, pompelmo, melagrana, pesche, mandarini
Verdure: sedano, melanzane

I normoossidatori possono stare allora “tranquilli” e mangiare e fare qualsiasi cosa ? Direi di no. Certo, sono avvantaggiati fino ad una certa fase della loro vita nel mantenere un peso corporeo stabile per la corretta metabolizzazione dei macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi): con l’ età il MB scende e qualche problema di peso potrebbe subentrare. Tuttavia, possono essere carenti di micronutrienti e vitamine essenziali per il benessere e il “bellessere” che solo una dieta equilibrata e povera di “cibi e di uno stile di vita spazzatura” può dare.

sabato 14 luglio 2012

SKIN AGING


                                                                                                                     
Si potrebbe discutere a lungo sul fatto se sia opportuno oppure no preoccuparsi dell’ invecchiamento della pelle. Probabilmente ciascuno manterrebbe la sua convinzione iniziale.  Tuttavia, dal punto di vista scientifico qualche considerazione deve essere fatta.
È noto come l’ invecchiamento cutaneo venga classicamente definito come dipendente da fattori intrinseci (genetici, ormonali, nutrizionali, etc.) ed estrinseci (fotoaging, inquinamento, traumatismi, fumo di sigaretta, etc.).
Il punto è che molti di questi fattori intrinseci sono specchio visibile di alterazioni “interne” all’ organismo che possono condizionare l’ invecchiamento, lo sviluppo delle malattie age-dependent oltre che le capacità funzionali e il benessere dell’individuo.
Esistono cinque processi cellulari coinvolti principalmente nel danneggiamento del DNA e nell’ aging: stress ossidativo, infiammazione, glicazione, metilazione e riparazione del DNA. Questi processi cellulari, che tendono ad alimentarsi a vicenda in un perverso “pentagono dell’ invecchiamento”, sono alla base di patologie che coinvolgono molti organi e apparati, fra cui la pelle.
E’ noto come lo stress, o meglio il distress ossidativo, sia dovuto ad uno squilibrio nel bilancio tra sostanze pro-possidanti ed antiossidanti in favore delle prime potendo determinare un danno a livello di DNA, proteine e lipidi.. Le cause note sono molteplici e per quanto riguarda la pelle giocano un ruolo chiave i raggi UV e il fumo di sigaretta che
 I ROS (specie reattive del’ ossigeno) sono correlati allo sviluppo di molte malattie cronico degenerative age dependent, tra le quali qualcuna relativa alla pelle, condizionando fortemente il photoaging.
Non solo: la produzione di ROS è collegato ad un altro processo cellulare, l’ infiammazione cronica, nella quale la liberazione in eccesso di citochine pro-infiammatorie determina l’ aumento dei ROS, nel corso di un perverso circolo vizioso.
A livello cutaneo questo stato pro infiammatorio si esprime con la liberazione in eccesso di  IL 6, di TNF alfa e di NFKB, tutti in grado di condizionare negativamente il photo-aging.
Il terzo processo cellulare è la glicazione, che prevede la formazione di un legame tra molecole di zucchero e molecole proteiche dando origine a glicoproteine, che tendono a cross-linkarsi e quindi a favorire la rigidità dei tessuti. Inoltre, queste glicoproteine producano particolari tossine chiamate AGES (advanced glication endproducts), che si legano a dei recettori sulla superficie della cellula generando radicali liberi e promuovendo l’ infiammazione. Tenendo conto del fatto che il collagene è la proteina più rappresentata nell’organismo è evidente  come gli Ages prodotti dal collagene possono provocare effetti dannosi sulla pelle, anche perché tendono ad accumularsi con l’età e sono in grado di influenzare anche la formazione della matrice extracellulare con perdita di elasticità e lo sviluppo di rughe e lipodistrofia.
Gli ultimi due processi sono rappresentati dalla riparazione del DNA e dalla metilazione.
Il primo avviene per far fronte ai errori che normalmente si verificano durante la replicazione del DNA. Col tempo l’ abilità dell’ organismo nel riparare i danni a livello genico diminuisce, mentre l’ organismo è continuamente sottoposto a fattori intrinseci ed estrinseci di invecchiamento che possono danneggiarlo. Se la riparazione diventa meno efficiente il DNA si replica non correttamente e questo  favorisce l’ insorgenza delle malattie cronico degenerative ed un invecchiamento non di successo: questo meccanismo svolge un ruolo importante nel photo-aging.
L’ultimo processo, la  metilazione qualora alterata, viene sempre più tenuto in considerazione come fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e neurodegenerative, esplica un ruolo meno significativo sulla pelle.
Oltre a questi processi cellulari esistono anche forze ambientali interne in grado di influenzare molto profondamente la nostra salute e la nostra longevità: gli ormoni. Con l’ invecchiamento si assiste ad un progressivo calo della maggior parte degli ormoni, ad una alterazione dei ritmi  e dei loro rapporti. La disarmonia ormonale condiziona in modo tutt’ altro che trascurabile lo skin aging.
La carenza di  ormone della crescita può favorire la comparsa di rughe profonde sulla fronte, sulle  palpebre inferiori, le guance cadenti, le rughe sul collo,  la pelle disidratata e sottile e una generale caduta del tono cutaneo.
Per il DHEA (deidroepiandrosterone), l’ ormone steroideo più rappresentato nell’ organismo, fra quelli che più calano con l’ età e tanto importante nella risposta ormonale allo stress, la parola d’ordine è la secchezza che si manifesta su pelle e capelli. Dal momento che è un ormone androgeno la sua carenza determinerà anche  ipotrofia muscolare e cellulite.
Per quanto riguarda il rapporto fra gli ormoni sessuali e pelle è nella nostra mente ben rappresentato il trofismo , il tono e la lucentezza che questi donano nell’ età giovanile.
Con l’ avvicinarsi della menopausa il calo di estrogeni può determinare nelle donne la comparsa delle rughe cosiddette “zampa di gallina” in zona peri-oculare, delle piccole rughe verticali intorno alla bocca e sulle guance; anche la capacità di guarigione delle ferite può peggiorare.
Il progesterone rafforza il tessuto connettivo ed è responsabile del rimodellamento del collagene
Il testosterone, sia nell’ uomo che nella donna è determinante per trofismo e il tono cutaneo: una sua carenza favorisce la comparsa di piccole rughe al volto e della cellulite.
Infine è noto come la melatonina oltre ad essere il grande sincronizzatore di tutti i ritmi biologici ormonali e non, svolge un importante funzione di stimolo del circuito TH1 e come sia un antiossidante estremamente potente .
Per quanto riguarda  la pelle la melatonina agisce sul fotoinvecchiamento attraverso la sua azione come antiossidante, modulando l’attività del TNF e dell’ alfa-MSH e quindi prevenendo l’insorgenza delle macchie cutanee, regolando il  sistema immunitario TH1 ed essendo in grado di aumentare la resistenza ai raggi UV.
Un adeguato inquadramento diagnostico che sia in grado di evidenziare la vulnerabilità individuale allo skin aging risulta quindi parte integrate di una strategia globale di prevenzione e volta al mantenimento del benessere.

venerdì 27 aprile 2012

J Biol Regul Homeost Agents. 2012 Apr-Jun;26(2):285-94.

Is there a potential application of a fermented nutraceutical in acute respiratory illnesses? An in-vivo placebo-controlled, cross-over clinical study in different age groups of healthy subjects.

Source

ReGenera Research Group for Aging Intervention, Milan, Italy. fmarchimede@libero.it

Abstract

The role of oxidants in viral diseases is fairly complex because it includes metabolic regulation both of host metabolism and viral replication. However, a role for reactive oxygen species (ROS) and reactive nitrogen species (RNS) as mediators of virus-induced lung damage is supported by studies and antioxidants can thus be expected to act at many different levels. The aim of the present pilot study was to test an antioxidant nutraceutical approach on some relevant immunological parameters known to be affected in common seasonal respiratory tract infection. The study population consisted of 90 sedentary healthy patients, previously selected as being GSTM1-positive, divided into three groups: A) 20-40 years; B) 41-65 years; B) over 65 years. Each patients was administered a life style and dietary questionnaire. Subjects were supplemented for 6 weeks with either 9g/day (4.5g twice a day sublingually) of a fermented papaya preparation (Osato Research Institute, Gifu, Japan) or placebo. After a further month period of wash out, subjects were treated again in a crossover manner. Parameters checked were as follows: routine blood tests with WBC formula, saliva flow rate and secretary IgA and lysozyme production and redox gene expression of Phase II enzyme and SOD from upper airways cells (from nasal lavage). Salivary secretion rate showed an age-related decline and was significantly increased by FPP supplementation only in the youngest age-group (p less than 0.05). Subjects treated with FPP showed a significantly higher lever of IgA and lisozyme production., irrespective of age group while their baseline production was significantly lower in the oldest age-group as compared to the youngest one (C vs A, p less than 0.05). FPP treatment brought about a significant upregulation of all phase II enzyme and SOD gene expression tested in nasal lavage cells. In conclusion, FPP supplementation during 1 month resulted in higher salivary IgA and increase in phase II and SOD enzyme expression, i.e the most important antioxidant in the respiratory tract. The biological significance of these effects i.e., whether it will help reducing the whole respiratory oxidative stress in the human airway and, hopefully, the incidence and/or severity of URTI remains to be demonstrated in longer clinical trials.

venerdì 10 febbraio 2012

Il Cavolfiore: un prezioso “fiore” stagionale

Il cavolfiore è un vegetale tipicamente invernale appartenente alla famiglia delle crucifere (o brassicacee), conosciuta per le sua capacità antiossidante e antitumorale.
[Evaluation of the antioxidant potential of cauliflower (Brassica oleracea) from a glucosinolate content perspective  Food Chemistry, Volume 132, Issue 2, 15 May 2012, Pages 1003-1009].
Ma in realtà le potenziali azioni funzionali del cavolfiore sono ben maggiori e la sua presenza sulla nostra tavola al momento giusto può essere un strumento rilevante per la ricerca del benessere attraverso la nutrizione.
Il cavolfiore è costituito per circa il  90 % di acqua, contiene elevate quantità di fosforo, potassio e rame nonché notevoli percentuali di Vitamina B1 e acido pantotenico,  presentando un basso contenuto in grassi, colesterolo e zuccheri.
 Contiene aminoacidi essenziali  come la valina, la metionina, la treonina e il triptofano, che insieme al contenuto di bromuri ne giustifica gli effetti sedativi. Per il suo elevato contenuto in Vitamina C è indicato quando si vogliono stimolare le capacità coagulanti dell’organismo così come nelle malattie da raffreddamento e nelle sindromi influenzali. [“Il potere farmacologico degli Alimenti, D.Arcari Morini, F. Aufiero, A. D’Eugenio”]
La ridotta percentuale di sodio la indicherà nei soggetti ipertesi e nefropatici ma anche nei soggetti che soffrono di mal di testa, in cui dovrà essere utilizzato lesso per poter esplicare efficacemente un’azione diuretica; e in dieta dimagrante potrà essere utilizzato per lo stesso motivo, bollito o crudo. Viene anche impiegato in soggetti con difficoltà digestive per la presenza di principi attivi cicatrizzanti ed antiinfiammatori.
Il discreto contenuto in calcio la renderà un vegetale prezioso n menopausa.
Può efficacemente essere utilizzata anche i soggetti con intolleranza ai glicidi per la ridotta quantità di zuccheri cha la contraddistingue e il ridotto indice glicemico (15) e carico glicemico.
Del resto un “blocco” di carboidrati derivati dal cavolfiore nella dieta a zona corrisponde a 330 grammi di alimento (quindi a una “porzione abbondante”). Può essere associato in un pasto ad una insalata mista quando si voglia sfruttare l’azione di un “doppio contorno”, in assenza di frutta o carboidrati semplici, per stabilizzare la glicemia e ridurre il senso di fame.
Ma una delle caratteristiche più tipiche del cavolfiore è la ricchezza di IODIO che stimolerà il metabolismo e che non si modifica molto se l’ alimento viene consumato crudo oppure bollito o ripassato. Ma quello che è più peculiare di questa brassicacea è la presenza contemporanea del BROMO (che ha proprietà sedative), per cui potrà essere utilizzato anche di sera senza disturbare il sonno, magari associato a un porzione di pasta (pasta al cavolfiore) qualora si volesse  sfruttare  questo effetto in soggetti insonni.
È pur vero che alcune persone mostrano una “intolleranza” verso il cavolfiore, soprattutto se consumato lesso con sviluppo di gonfiore addominale e difficoltà digestive. Ciò è probabilmente dovuto alla presenza di alcune componenti volatili e della quantità piuttosto elevata di fibre e cellulosa, la cui destrutturazione rappresenterà un problema in soggettivi con deficit di alcuni enzimi deputati a questa funzione.
Nel cavolfiore crudo sarà maggiormente presente la componente di stimolo metabolico del vegetale che lo indicherà nelle diete dimagranti, in caso di ipotiroidismo, oltre che per stimolare la vigilanza.
Nel cavolfiore lesso prevarrà l’azione diuretica per lo stimolo tiroideo (che accelera tutti gli organi fra cui il rene), a cui si aggiunge l’effetto del bromuro che agevolerà il rilassamento della muscolatura liscia e quindi la diuresi.
L’azione sedativa sarà amplificata nel cavolfiore ripassato (utilizzando scrupolosamente olio extravergine d’ oliva di buona qualità) in cui le note azione antidepressive dell’aglio si assoceranno a quelle sedative del cavolfiore. Per ragioni diverse (la quota di carboidrati e la presenza del triptofano della farina) preparando il cavolfiore in pastella  può essere sfruttata l’ azione sedativa del cavolfiore anche le pasto serale nelle persone insonni. Inoltre, con questa modalità di preparazione potrà essere appetibile anche a bambini ed anziani così come il cavolfiore fritto dorato, da utilizzare per esaltare con questa modalità di cottura l’azione di stimolo sulla funzione epato-biliare del vegetale. [F. Aufiero – M. Pentassuglia: Il ruolo nutrizionale e terapeutico degli alimenti, 2010].
Consumere quindi sistematicamente cavolfiori ci garantisce tutti questi benefici effetti ? Naturalmente non è così semplice per varie ragioni.
In linea generale è buona regola variare sempre l’ alimentazione dal momento che il nostro organismo ci richiede qualche giorno (si stimano 3-4 giorni) per metabolizzare completamente  un alimento e detossificarsi.
In particolare, un eccesso di consumo di cavolfiore (così come per le altre crucifere), è una nota condizione gozzigena  potendo stimolare abnormemente la produzione di TSH, inattivare l’ assorbimento dello iodio, nonché addirittura stimolare lo sviluppo della neoplasia tiroidea in casi estremi ma riportati in letteratura. [Cancer Causes Control. 2010 Aug;21(8):1183-92. Epub 2010 Apr 2.Role of dietary iodine and cruciferous vegetables in thyroid cancer: a countrywide case-control study in New Caledonia.Truong T, Baron-Dubourdieu D, Rougier Y, Guénel P].
Tutto ciò ci mostra come il beneficio funzionale di un alimento possa essere notevole quando introdotto in una alimentazione che tenga conto del potere nutrizionale di ciascun alimento ma anche della associazione degli alimenti fra loro, delle modalità di cottura e delle sequenze dei pasti. E anche per quanto riguarda la potenziale azione antiossidante è essenziale valutare l’interazione fra tutti gli alimenti costituenti il pasto. [Food-food interactions: Alteration of antioxidant capacity and their potential health impact by Wang, Sunan, Ph.D., UNIVERSITY OF GUELPH , 2011, 226 pages; NR79825].
L’ alimento, da questo punto di vista, è quindi prezioso come un variegato messaggero di informazioni che coinvolgono ormoni (leptina, insulina, TSH) e neurotrasmettitori (serotonina, sistema orto e para-simpatico) ma anche “sostanza” per la sua ricchezza in nutrienti (in questo caso  iodio, bromo, calcio, fibre, vitamina C e del gruppo B, etc.) preziosi per la funzionalità di molti organi e apparati, per cui sarebbe riduttivo ricondurlo semplicemente a quello di “molecola segnale”. Detto questo, non facciamo mancare questo prezioso fiore dalla nostra tavola.
                                        
Dott. Claudio Tomella www.tomella.it

DHEA e PELLE

Giunto alla ribalta con slogan pseudo-giornalistici come l’ “Ormone della giovinezza “ o l’ “Elisir della Felicità” il DHEA è un ormone in grado di svolgere azioni significative su un ampio spettro di organi e tessuti dell’ organismo che giocano il ruolo di attori protagonisti nell’ invecchiamento dell’ organismo, fra cui la pelle.
Il DHEA (deidroepiandrosterone) è prodotto principalmente nella CORTECCIA SURRENALICA sotto lo stimolo dell’ ACTH ipofisario ma viene anche secreto dalle ovaie, dai testicoli, dalla PELLE e addirittura dal CERVELLO, dove è ampiamente rappresentato (viene considerato per questo un “neuro steroide”).
È l’ormone più abbondante nel plasma di uomo e donna dove viene usualmente dosato nella sua forma coniugata allo zolfo, il DHEA’ S, che è considerata molto stabile e affidabile.
Il suo declino accompagna, e probabilmente favorisce, l’ aging.
Presenta un ritmo circadiano diurno, anche se meno evidente di quello del cortisolo.
Il DHEA compie il suo lavoro indirettamente, trasformandosi in altri ormoni steroidei (testosterone, androstenedione ed estrogeni) e anche direttamente come avviene tipicamente nel cervello in cui la sua attività di neuro-steroide può compiersi attraverso un meccanismo non-genomico (quindi rapido, mediato dall’ effetto di neurotrasmettitori) ovvero genomico (quindi più lento,  dal momento che presuppone cambiamenti nell’espressione genica).
È stato da tempo evidenziata l’ importanza del DHEA nella reazione di adattamento allo STRESS, per la sua attività complementare a quella del cortisolo nell’ambito di un equilibrio sincrinologico. È infatti nota l’importanza, per il corpo e per la mente, dell’ormone catabolico cortisolo nelle delicate situazioni di emergenza e pericolo. Forse meno nota, ma ugualmente importante,  è l’azione del DHEA che è invece un ormone anabolico che interviene nella reazione allo stress bilanciando l’azione del cortisolo e  proteggendo dalla sarcopenia, dall’osteopenia, dallo sbilanciamento dell’ asse immunologico TH2 (cortisolo) TH1 (DHEA) che può essere indotta da un eccesso di cortisolo. Sulla base degli autorevoli studi condotti sui centenari è stato addirittura stimato un rapporto ideale fra DHEA e cortisolo (15-25 volte a favore del  primo) in cui questa ratio contribuisce a mantenere lo stato di salute nel tempo e una buona risposta allo stress.
Una carenza di DHEA si accompagna a stanchezza, fisica e mentale, ansietà e scarsa resistenza allo stress, depressione, perdita della memoria, diminuzione del desiderio sessuale, perdita di peli ascellari e pubici.
Ma il DHEA svolge anche importanti azioni sulla pelle, anche se i meccanismi coinvolti per lungo tempo non sono stati chiari. A fare chiarezza ci può aiutare questo interessante articolo pubblicato sul British Journal of Dermatology nel 2010.
[Skin responses to topical dehydroepiandrosterone:implications in antiageing treatment?
M. El-Alfy, C. Deloche,* L. Azzi, B.A. Bernard,* F. Bernerd,* J. Coutet,* V. Chaussade,* C. Martel, J. Leclaire*and F.]
Questa articolo inizia col rammentarci come modelli pre-clinici (condotti sugli animali) hanno mostrato come il DHEA sia in grado di aumentare il numero e le dimensioni delle ghiandole sebacee e di accelerare al guarigione delle ferite: fra i sintomi più evidenti della carenza a livello cutaneo di DHEA vi è proprio la secchezza della pelle.
Poi, studi condotti in vitro e in vivo hanno mostrato come il DHEA sia implicato nella regolazione del collagene  e nella sintesi delle metalloproteasi, una famiglia di enzimi proteolitici coinvolti in un complesso processo multifasico della pelle chiamato rimodellamento tissutale, che gioca un ruolo importante nel photo-aging.
In questo studio in doppio cieco, randomizzato e controllato, è stata arruolata un popolazione di 75 donne in post-menopausa trattate per 13 settimane due volte al giorno con 3.0 mL di  DHEA in crema allo 0,1 % / 0,3% / 1% / 2 % (versus placebo)  e tutte sono state sottoposte a biopsia cutanea, prima e dopo il trattamento.
  • Lo studio ha evidenziato un aumento del numero dei recettori per gli androgeni (evidenziato attraverso la biopsia), tanto maggiore quanto maggiore è stato il dosaggio di DHEA utilizzato.
  • Si  evidenziato un aumento della sintesi di fibre collagene di tipo I e di tipo III con il trattamento con DHEA, rispetto al placebo.
  • Inoltre con la stessa metodologia, è stata evidenziata un’ aumento nell’espressione di una “Heat Shock Protein” (HSP 47), ritenuta in grado di favorire la sintesi di pro collagene, soprattutto con  i due dosaggi elevati di DHEA.
Il DHEA bioidentico è quindi efficace per via topica, ma anche per via generale, nel ridurre la secchezza della pelle e le alterazioni del collagene che accompagnano l’aging.
Ma veniamo alle note dolenti. Il DHEA è un ormone androgeno e come tale può essere controindicato quando nella storia clinica della paziente è presente acne severa, irsutismo o sindrome dell’ovaio policistico.
Del resto la terapia può essere prescritta solo dallo medico specialista dopo una accurata visita e l’esecuzione di esami di laboratorio volti ad inquadrare l’equilibrio ormonale del soggetto oltre  che poi di monitorarlo, ma può essere uno strumento assolutamente determinante nella cura globale dell’ aging viste le sue numerose e fisiologiche azioni.
                                                 Dott. Claudio Tomella - www.tomella.it