venerdì 10 febbraio 2012

Il Cavolfiore: un prezioso “fiore” stagionale

Il cavolfiore è un vegetale tipicamente invernale appartenente alla famiglia delle crucifere (o brassicacee), conosciuta per le sua capacità antiossidante e antitumorale.
[Evaluation of the antioxidant potential of cauliflower (Brassica oleracea) from a glucosinolate content perspective  Food Chemistry, Volume 132, Issue 2, 15 May 2012, Pages 1003-1009].
Ma in realtà le potenziali azioni funzionali del cavolfiore sono ben maggiori e la sua presenza sulla nostra tavola al momento giusto può essere un strumento rilevante per la ricerca del benessere attraverso la nutrizione.
Il cavolfiore è costituito per circa il  90 % di acqua, contiene elevate quantità di fosforo, potassio e rame nonché notevoli percentuali di Vitamina B1 e acido pantotenico,  presentando un basso contenuto in grassi, colesterolo e zuccheri.
 Contiene aminoacidi essenziali  come la valina, la metionina, la treonina e il triptofano, che insieme al contenuto di bromuri ne giustifica gli effetti sedativi. Per il suo elevato contenuto in Vitamina C è indicato quando si vogliono stimolare le capacità coagulanti dell’organismo così come nelle malattie da raffreddamento e nelle sindromi influenzali. [“Il potere farmacologico degli Alimenti, D.Arcari Morini, F. Aufiero, A. D’Eugenio”]
La ridotta percentuale di sodio la indicherà nei soggetti ipertesi e nefropatici ma anche nei soggetti che soffrono di mal di testa, in cui dovrà essere utilizzato lesso per poter esplicare efficacemente un’azione diuretica; e in dieta dimagrante potrà essere utilizzato per lo stesso motivo, bollito o crudo. Viene anche impiegato in soggetti con difficoltà digestive per la presenza di principi attivi cicatrizzanti ed antiinfiammatori.
Il discreto contenuto in calcio la renderà un vegetale prezioso n menopausa.
Può efficacemente essere utilizzata anche i soggetti con intolleranza ai glicidi per la ridotta quantità di zuccheri cha la contraddistingue e il ridotto indice glicemico (15) e carico glicemico.
Del resto un “blocco” di carboidrati derivati dal cavolfiore nella dieta a zona corrisponde a 330 grammi di alimento (quindi a una “porzione abbondante”). Può essere associato in un pasto ad una insalata mista quando si voglia sfruttare l’azione di un “doppio contorno”, in assenza di frutta o carboidrati semplici, per stabilizzare la glicemia e ridurre il senso di fame.
Ma una delle caratteristiche più tipiche del cavolfiore è la ricchezza di IODIO che stimolerà il metabolismo e che non si modifica molto se l’ alimento viene consumato crudo oppure bollito o ripassato. Ma quello che è più peculiare di questa brassicacea è la presenza contemporanea del BROMO (che ha proprietà sedative), per cui potrà essere utilizzato anche di sera senza disturbare il sonno, magari associato a un porzione di pasta (pasta al cavolfiore) qualora si volesse  sfruttare  questo effetto in soggetti insonni.
È pur vero che alcune persone mostrano una “intolleranza” verso il cavolfiore, soprattutto se consumato lesso con sviluppo di gonfiore addominale e difficoltà digestive. Ciò è probabilmente dovuto alla presenza di alcune componenti volatili e della quantità piuttosto elevata di fibre e cellulosa, la cui destrutturazione rappresenterà un problema in soggettivi con deficit di alcuni enzimi deputati a questa funzione.
Nel cavolfiore crudo sarà maggiormente presente la componente di stimolo metabolico del vegetale che lo indicherà nelle diete dimagranti, in caso di ipotiroidismo, oltre che per stimolare la vigilanza.
Nel cavolfiore lesso prevarrà l’azione diuretica per lo stimolo tiroideo (che accelera tutti gli organi fra cui il rene), a cui si aggiunge l’effetto del bromuro che agevolerà il rilassamento della muscolatura liscia e quindi la diuresi.
L’azione sedativa sarà amplificata nel cavolfiore ripassato (utilizzando scrupolosamente olio extravergine d’ oliva di buona qualità) in cui le note azione antidepressive dell’aglio si assoceranno a quelle sedative del cavolfiore. Per ragioni diverse (la quota di carboidrati e la presenza del triptofano della farina) preparando il cavolfiore in pastella  può essere sfruttata l’ azione sedativa del cavolfiore anche le pasto serale nelle persone insonni. Inoltre, con questa modalità di preparazione potrà essere appetibile anche a bambini ed anziani così come il cavolfiore fritto dorato, da utilizzare per esaltare con questa modalità di cottura l’azione di stimolo sulla funzione epato-biliare del vegetale. [F. Aufiero – M. Pentassuglia: Il ruolo nutrizionale e terapeutico degli alimenti, 2010].
Consumere quindi sistematicamente cavolfiori ci garantisce tutti questi benefici effetti ? Naturalmente non è così semplice per varie ragioni.
In linea generale è buona regola variare sempre l’ alimentazione dal momento che il nostro organismo ci richiede qualche giorno (si stimano 3-4 giorni) per metabolizzare completamente  un alimento e detossificarsi.
In particolare, un eccesso di consumo di cavolfiore (così come per le altre crucifere), è una nota condizione gozzigena  potendo stimolare abnormemente la produzione di TSH, inattivare l’ assorbimento dello iodio, nonché addirittura stimolare lo sviluppo della neoplasia tiroidea in casi estremi ma riportati in letteratura. [Cancer Causes Control. 2010 Aug;21(8):1183-92. Epub 2010 Apr 2.Role of dietary iodine and cruciferous vegetables in thyroid cancer: a countrywide case-control study in New Caledonia.Truong T, Baron-Dubourdieu D, Rougier Y, Guénel P].
Tutto ciò ci mostra come il beneficio funzionale di un alimento possa essere notevole quando introdotto in una alimentazione che tenga conto del potere nutrizionale di ciascun alimento ma anche della associazione degli alimenti fra loro, delle modalità di cottura e delle sequenze dei pasti. E anche per quanto riguarda la potenziale azione antiossidante è essenziale valutare l’interazione fra tutti gli alimenti costituenti il pasto. [Food-food interactions: Alteration of antioxidant capacity and their potential health impact by Wang, Sunan, Ph.D., UNIVERSITY OF GUELPH , 2011, 226 pages; NR79825].
L’ alimento, da questo punto di vista, è quindi prezioso come un variegato messaggero di informazioni che coinvolgono ormoni (leptina, insulina, TSH) e neurotrasmettitori (serotonina, sistema orto e para-simpatico) ma anche “sostanza” per la sua ricchezza in nutrienti (in questo caso  iodio, bromo, calcio, fibre, vitamina C e del gruppo B, etc.) preziosi per la funzionalità di molti organi e apparati, per cui sarebbe riduttivo ricondurlo semplicemente a quello di “molecola segnale”. Detto questo, non facciamo mancare questo prezioso fiore dalla nostra tavola.
                                        
Dott. Claudio Tomella www.tomella.it

DHEA e PELLE

Giunto alla ribalta con slogan pseudo-giornalistici come l’ “Ormone della giovinezza “ o l’ “Elisir della Felicità” il DHEA è un ormone in grado di svolgere azioni significative su un ampio spettro di organi e tessuti dell’ organismo che giocano il ruolo di attori protagonisti nell’ invecchiamento dell’ organismo, fra cui la pelle.
Il DHEA (deidroepiandrosterone) è prodotto principalmente nella CORTECCIA SURRENALICA sotto lo stimolo dell’ ACTH ipofisario ma viene anche secreto dalle ovaie, dai testicoli, dalla PELLE e addirittura dal CERVELLO, dove è ampiamente rappresentato (viene considerato per questo un “neuro steroide”).
È l’ormone più abbondante nel plasma di uomo e donna dove viene usualmente dosato nella sua forma coniugata allo zolfo, il DHEA’ S, che è considerata molto stabile e affidabile.
Il suo declino accompagna, e probabilmente favorisce, l’ aging.
Presenta un ritmo circadiano diurno, anche se meno evidente di quello del cortisolo.
Il DHEA compie il suo lavoro indirettamente, trasformandosi in altri ormoni steroidei (testosterone, androstenedione ed estrogeni) e anche direttamente come avviene tipicamente nel cervello in cui la sua attività di neuro-steroide può compiersi attraverso un meccanismo non-genomico (quindi rapido, mediato dall’ effetto di neurotrasmettitori) ovvero genomico (quindi più lento,  dal momento che presuppone cambiamenti nell’espressione genica).
È stato da tempo evidenziata l’ importanza del DHEA nella reazione di adattamento allo STRESS, per la sua attività complementare a quella del cortisolo nell’ambito di un equilibrio sincrinologico. È infatti nota l’importanza, per il corpo e per la mente, dell’ormone catabolico cortisolo nelle delicate situazioni di emergenza e pericolo. Forse meno nota, ma ugualmente importante,  è l’azione del DHEA che è invece un ormone anabolico che interviene nella reazione allo stress bilanciando l’azione del cortisolo e  proteggendo dalla sarcopenia, dall’osteopenia, dallo sbilanciamento dell’ asse immunologico TH2 (cortisolo) TH1 (DHEA) che può essere indotta da un eccesso di cortisolo. Sulla base degli autorevoli studi condotti sui centenari è stato addirittura stimato un rapporto ideale fra DHEA e cortisolo (15-25 volte a favore del  primo) in cui questa ratio contribuisce a mantenere lo stato di salute nel tempo e una buona risposta allo stress.
Una carenza di DHEA si accompagna a stanchezza, fisica e mentale, ansietà e scarsa resistenza allo stress, depressione, perdita della memoria, diminuzione del desiderio sessuale, perdita di peli ascellari e pubici.
Ma il DHEA svolge anche importanti azioni sulla pelle, anche se i meccanismi coinvolti per lungo tempo non sono stati chiari. A fare chiarezza ci può aiutare questo interessante articolo pubblicato sul British Journal of Dermatology nel 2010.
[Skin responses to topical dehydroepiandrosterone:implications in antiageing treatment?
M. El-Alfy, C. Deloche,* L. Azzi, B.A. Bernard,* F. Bernerd,* J. Coutet,* V. Chaussade,* C. Martel, J. Leclaire*and F.]
Questa articolo inizia col rammentarci come modelli pre-clinici (condotti sugli animali) hanno mostrato come il DHEA sia in grado di aumentare il numero e le dimensioni delle ghiandole sebacee e di accelerare al guarigione delle ferite: fra i sintomi più evidenti della carenza a livello cutaneo di DHEA vi è proprio la secchezza della pelle.
Poi, studi condotti in vitro e in vivo hanno mostrato come il DHEA sia implicato nella regolazione del collagene  e nella sintesi delle metalloproteasi, una famiglia di enzimi proteolitici coinvolti in un complesso processo multifasico della pelle chiamato rimodellamento tissutale, che gioca un ruolo importante nel photo-aging.
In questo studio in doppio cieco, randomizzato e controllato, è stata arruolata un popolazione di 75 donne in post-menopausa trattate per 13 settimane due volte al giorno con 3.0 mL di  DHEA in crema allo 0,1 % / 0,3% / 1% / 2 % (versus placebo)  e tutte sono state sottoposte a biopsia cutanea, prima e dopo il trattamento.
  • Lo studio ha evidenziato un aumento del numero dei recettori per gli androgeni (evidenziato attraverso la biopsia), tanto maggiore quanto maggiore è stato il dosaggio di DHEA utilizzato.
  • Si  evidenziato un aumento della sintesi di fibre collagene di tipo I e di tipo III con il trattamento con DHEA, rispetto al placebo.
  • Inoltre con la stessa metodologia, è stata evidenziata un’ aumento nell’espressione di una “Heat Shock Protein” (HSP 47), ritenuta in grado di favorire la sintesi di pro collagene, soprattutto con  i due dosaggi elevati di DHEA.
Il DHEA bioidentico è quindi efficace per via topica, ma anche per via generale, nel ridurre la secchezza della pelle e le alterazioni del collagene che accompagnano l’aging.
Ma veniamo alle note dolenti. Il DHEA è un ormone androgeno e come tale può essere controindicato quando nella storia clinica della paziente è presente acne severa, irsutismo o sindrome dell’ovaio policistico.
Del resto la terapia può essere prescritta solo dallo medico specialista dopo una accurata visita e l’esecuzione di esami di laboratorio volti ad inquadrare l’equilibrio ormonale del soggetto oltre  che poi di monitorarlo, ma può essere uno strumento assolutamente determinante nella cura globale dell’ aging viste le sue numerose e fisiologiche azioni.
                                                 Dott. Claudio Tomella - www.tomella.it